Furti di identità e Twitter

Inevitabilmente, con l’aumento degli utenti Twitter, cominciano le prime scaramucce tra il noto sistema di microblogging e i furti di identità.
Il manager della squadra di football americano dei  Saint Louis Cardinals Tony La Russa ha querelato Twitter per la presenza di un falso account a suo nome, con tanto di immagine e,  attraverso il quale sono stati inviati alcuni tweets.
Non si sa ancora a che risultati condurrà la querela; per il momento la cosa sembra avere irritato non poco lo staff di Twitter, secondo cui, si legge nel blog ufficiale, “la denuncia di La Russa è un inutile spreco di risorse giudiziarie che sfocia nel frivolo” (anche perchè l’account fake è stato disattivato quasi da subito).
Più che una battaglia per i diritti civili, appare chiaro che Mr. La Russa abbia voluto proteggere più che altro i propri trademark rights. Quale che sia la causa di tanta indignazione, sta di fatto che, forse per arginare futuri problemi (e risarcimenti miliardari cui i giudici USA ci hanno abituato), nel blog di Twitter viene annunciato per l’estate un servizio in versione beta di verifica dell’account.
L’esperimento comincerà con gli account di organi governativi, artisti e atleti famosi ed altri “individui ben conosciuti” a rischio fake.
La questione è abbastanza spinosa. Se impersonare organi politici o di stampa o di opinione potrebbe effettivamente creare un danno sociale (e qui ricadiamo nei soliti problemi di diffusione massiva dei sistemi di social networking presso l’utenza non “attrezzata”), diventa problematico definire cosa sia “ben conosciuto”.  In America? Nel Mondo? Nella blogosfera? Forse sarebbe stato meglio utilizzare per il beta testing del servizio i twitters influenti (nell’accezione che il termine ha all’interno della Rete).
Attendiamo gli sviluppi della questione.

Breve linkografia

@ Cardinals Manager Tony La Russa sues Twitter for impostor account
@ Not playing ball (dal blog ufficiale di Twitter)
@ Twitter lancerà i Verified Accounts

Formazione in Second Life: web 2.0 nel metaverso

Tra le land italiane dove si tratta di formazione, a mio avviso merita davvero più di una visita l’Isola di Imparafacile gestita da Imparafacile Runo.
La land è attiva da soli cinque mesi ma le  iniziative sono tantissime. Anche se con un po’ ritardo vorrei  segnalarvi una di queste:  il corso WEB 2.0: ISTRUZIONI PER L’USO. L’obiettivo, secondo gli organizzatori, è quello di “offrire informazioni pratiche ed operative sui nuovi strumenti messi a disposizione dalla rete“.
Il mio alter ego Cirdan Maruti ha per ora partecipato ad una sola lezione ma ha scoperto dei relatori davvero di gran livello e con una capacità comunicativa fuori dal comune.
Giudicate comunque voi. Cliccando qui potrete visionare la riduzione su Youtube della prima lezione. Il prossimo appuntamento sarà il 7 maggio  alle 21.45 nella i-box dell’Isola Imparafacile e si parlerà di Ambient Findability, concetto sviluppato da Peter Morville, (esperto di Architettura dell’Informazione), e riassumibile nello statement

I want to be able to find anything, anywhere, anytime

Vi lascio con qualche link

I riferimenti del progetto “Imparafacile”

@ I-box isola Imparafacile
@ Imparafacile Ning: formazione e cultura in SL

Approfondimenti sulla lezione del 7 maggio

@ La bella recensione di Federico Bo sul libro Ambient Findability di  Morville
@ Il blog di Semantic Studios fondato da Morville

Facebook e tradimenti: case-study di viral marketing e cattiva informazione

tradimento su FacebookNon so se avete seguito la vicenda, apparsa su molti quotidiani, del presunto tradimento di Valeria da parte di Antonio, scoperto attraverso Facebook.
Tutto nasce dall’affissione selvaggia a Roma, da parte della presunta promessa sposa,  di decine di copie di una foto (scaricata da Facebook) che ritrae il fidanzato, a due settimane dal matrimonio, in atteggiamenti poco “ortodossi” con una signora dalla generosa scollatura…

La storia si è ben presto rivelata un manovra orchestrata ad arte per la promozione del film Feisbum del regista Dino Giarrusso.
Lasciandovi ai link in fondo al post per la storia completa, volevo solo condividere con voi un paio di considerazioni:

Prima considerazione
A mio avviso PERFETTA la strategia di viral marketing, un bellissimo case-study italiano da apprezzare e analizzare per la sua capacità di  amalgamare gli ingredienti giusti per il successo:

a) Il piu’ chiacchierato social network del momento
b) La solita storia di corna che accende interessi e fantasie di noi italiani
c) L’estrema verosimiglianza con altre storie di tradimento e vendette portate nelle strade con volantini artigianali
d) La cross-medialità: i volantini per la città, Facebook, Youtube (la “vendetta” della fidanzata) e i quotidiani appunto tirati per la giacca.

Il cocktail è esplosivo e molti giornali cadono nella rete (e nella Rete) anche se, a onor del vero, diversi subodorano la bufala. Insomma, complimenti a chi ideato tutto questo: con pochi mezzi si è riusciti ad ottenere risultati incredibili se confrontati, ad esempio, con la campagna viral per il film Watchmen (e parliamo di ben altri budget).

Secconda considerazione
Come già detto, in molti hanno sospettato della falsità della notizia. Tuttavia, non mi pare una bella figura per i media tradizionali, che forgiano e spostano opinioni di grandi quantità di persone, confondere ancora una “bufala” con strumenti di comunicazione non convenzionale che oramai dovrebbero essere noti a chi fa informazione. Per i giornalisti che ancora non l’hanno capito, dunque, cominciate DA QUI.  Anche per evitare, e scusate la polemica, che additare i social networks come vasi di Pandora hi-tech per vendere qualche copia in più possa indurre a proporre progetti di legge quantomeno DISCUTIBILI.

 Linkografia
@ Scopre su Facebook che lui la tradisce. E si vendica coi manifesti 
@ Valeria non perdona su Facebook
@ Tradita mette alla gogna promesso sposo, ma forse è una burla
@ Viral marketing: Facebbok, tradimenti e matrimoni annullati
@ Valeria non perdona Antonio, vendetta per colpa di Facebook

Meet the media guru: la democrazia secondo Lessig

Dopo aver ahimè perso l’intervento di Cory Doctorow, sono stato lieto di partecipare, via Mogulus, all’ennesima conferenza di alto livello alla Mediateca di Santa Teresa di Milano nell’ambito della manifestazione Meet the Media Guru. L’ospite di ieri sera è stato Lawrence Lessig, il famoso giurista americano attivista web nel campo della restrizione dei diritti d’autore.
Lessig è stato un fiume in piena, con le slides dietro di lui a velocità da Formula Uno e il traduttore in affanno. La conferenza è stata lunga, gli spunti sono stati tantissimi ma, analogamente a quanto ho fatto con Joi Ito, vorrei focalizzare l’attenzione, su un paio di concetti espressi nella bellissima serata di ieri.

Lobbies e junk science
La junk science riguarda ricerche scientifiche la cui validità è fortemente influenzata o svolta sotto la guida di interessi politici e/o finanziari. Il classico esempio è la tobacco science, ovvero le ricerche più o meno pilotate delle multinazionali per convincere la popolazione degli scarsi effetti nocivi del fumo sulla salute.
Secondo Lessig, gli interessi particolari hanno più influenza sul sistema politico americano dell’interesse generale dei cittadini. Attraverso le lobbies, milioni di dollari finanziano le campagne per l’elezione al Congresso. La soluzione secondo Lessig sta in un sistema ibrido, tra finanziamento pubblico e microdonazioni (progetto Changecongress).

Cultura Read Only (RO) vs. cultura Read/Write (RW)
Per spiegare il concetto, Lessig riprende l’intervento al Congresso nel 1906 del compositore americano John Philip Sousa, secondo cui l’ascolto dei grammofoni (talking machines) avrebbe svuotato di creatività le persone che fino a quel momento cantavano insieme, per strada, canzoni del presente e del passato. La cultura RO è una cultura top-down, dove la creatività si consuma e dove il consumatore non può creare.
L’immagine dei ragazzi che cantano tutti insieme è un’immagine di cultura Read/Write (RW). E’ una visione in cui le persone partecipano alla creazione e alla ri-creazione della propria cultura. Per capirci, è la cultura dei blogs, dei mashups e dei social network. E’ la cultura che ha dato origine al Web 2.0 e che consente alle persone di collaborare e generare contenuti, producendo creatività anche remixando quanto già fatto da altri.

Per superare la junk science, la scarsa fiducia nelle istituzioni, la cultura Read Only, è necessaria una rivoluzione che investa ciascuno di noi come individuo, attraverso partecipazione, consapevolezza, enpowerment. La crescita personale può essere favorita da un substrato culturale che preveda il superamento del concetto del copyright (e le sue schegge impazzite come DRM, trusted computing, il chip Fritz), la net neutrality (anche se su questo fronte Obama pare avere fatto un passo indietro), l’Open Government.

ripristinare fiducia = ritrovare indipendenza

Secondo Lessig, nonostante le istituzioni europee si stiano orientando verso politiche più restrittive per il copyright, se non altro la partecipazione al dibattito politico in Europa (a differenza degli Stati Uniti) è più diffusa. Chiudo con il Lessig-pensiero ed espongo il mio.
Difficile fare un discorso complessivo sull’Europa ma guardando al nostro paese mi pare che i problemi siano ben più gravi.

Considerazione #1
E’ ormai chiaro che In Italia Internet viene vista alla politica come minaccia più che come risorsa (basti pensare al polverone telematico sollevato dalle proposte Carlucci o D’Alia), nonostante l’Unione Europea abbia opinioni completamente diverse (cfr. la Raccomandazione 2008/2160(INI) del Parlamento Europeo destinata al Consiglio del 26 marzo 2009)

Considerazione #2
Al di là di possibili leggi più restrittive, le potenzialità della Rete in Italia faticano davvero a decollare (cfr. anche l’ultima ricerca della Nokia Siemens – Connectivity Scorecard). Tra i fattori mi limito a citare:

  • i costi ancora elevati di collegamento
  • la scarsa attitudine al web partecipativo da una parte di anziani e dall’altra dei nativi digitali nostrani che sembrano meno attrezzati dei colleghi del mondo occidentale

Considerazione #3
Piero Calamandrei annoverava tra gli organi costituzionali anche la scuola. La consapevolezza e l’enpowerment passano attraverso l’istruzione, la cultura, la conoscenza dei nuovi strumenti che la tecnologia offre.  L’ultima riforma della scuola, purtroppo, non sembra andare in quel senso.

Linkografia
@ Sempre più lobby a Bruxelles intorno alla Commissione Europea
@ K-street il mondo delle lobby
@ Change Congress
@ La rivoluzione di velluto arriva al Congresso
@ La Cultura Read-Write Contro La Cultura Read-Only
@ La politica italiana si schiera contro Facebook
@ L’Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i ‘pirati’

La strategia Internet di Danone: case-study da non imitare

Grazie al blog di Nicola Mattina, sono venuto a conoscenza di una iniziativa di Buzz Marketing della Danone, che affidandosi alla Promodigital, ha tentato di sfruttare le peculiarità del Web 2.0 per la promozione di alcuni suoi prodotti. Lo scopo era  quello di focalizzare l’attenzione degli utenti Internet sugli elementi differenzianti di alcuni prodotti (Actimel e Danacol) rispetto alla concorrenza.
Il primo elemento della strategia è stato quello di manifestare la propria presenza all’interno di una ventina di forum, con lo scopo di dare informazione, chiarire dubbi sul prodotto e tentare di attivare una comunicazione bidirezionale con clienti reali e potenziali.
Fermo restando che la strategia non può esaurirsi nell’arco di un paio di mesi, a me pare che l’esperienza sul forum almeno per ora sia fallimentare. Chiunque usi la Rete da un po’ di tempo sa quali sono i meccanismi di difesa (e di attacco) messi in atto da chi si sente oggetto di pressioni commerciali. Lo stile di comunicazione del nickname targato Danone non ha certamente aiutato. Era una voce da promoter di supermercato, da comunicato stampa, da taglia e incolla di materiali creati da altri. Non era in grado di dare una seria informazione scientifica laddove il punto di forza del prodotto dovrebbe essere la superiorità dei prodotti Danone rispetto ad altri yogurts e soprattutto rispetto ad altri yogurts probiotici. Un medico e un biologo, seppur con costi superiori,  forse avrebbero retto meglio all’urto. 

Il secondo elemento della strategia è stato quello di invitare alcuni bloggers ad un evento dove sono state spiegate le peculiarità del prodotto. L’idea era quello di indurre gli influencers delle Rete (proprietari di blogs molto visitati) di postare resoconti della serata in modo che si attivasse un processo di Buzz Marketing virtuoso.
Anche questo secondo elemento della strategia non sembra avere avuto per ora molto successo, visto che i commenti della blogosfera che ho raccolto (vedi links in fondo all’articolo) sono per ora piuttosto negativi.

A mio parere sono stati compiuti diversi (gravi) errori:

1) Come già detto, lo stile di comunicazione deve essere coerente al prodotto, e nel caso della presenza nei forum non lo è stato. Danone ha sufficienti mezzi per sostenere i costi di un portavoce qualificato, ma non lo ha fatto. la conclusione ma probabilmente i costi sarebbero stati superiori.

2) Primo errore di segmentazione: non si può pensare di trovare omogeneità di comportamenti di consumo dove la variabile discriminatoria sia ‘frequentazione forum salute e bellezza’

3) Secondo errore di segmentazione: i bloggers sono persone dai profili molto diversi e non li puoi segmentare sulla base della variabile ‘blogs più frequentati’ .  Perdonate l’iperbole, ma è come mandare uno spot sui preservativi su Radio Maria solo perchè è tra le reti più ascoltate in Italia. Non solo: l’errore di strategia è amplificato, perchè in media questo segmento di popolazione è più istruito, più attento alla dimensione etica delle aziende e assolutamente impermeabile a messaggi semplificati.

4) Perdita di controllo della comunicazione: ha contribuito al boomerang comunicativo la pubblicazione su Youtube (NON da parte dell’azienda, ma da parte di un partecipante alla serata) dei video della serata che, sinceramente, ha messo di fronte il pubblico Internet a una serata promozionale stile Tupperware più che ad un’ azienda moderna che crede nelle potenzialità di mercato della Rete.

Riassumendo il mio punto di vista, da una multinazionale del genere non può essere accettato che faccia marketing indifferenziato a segmenti della popolazione identificati attraverso criteri completamente errati rispetto al tipo di prodotto.

Le mie impressioni finali:

1) L’errore di fondo è che si è voluto ottenere il massimo con il mimino sforzo, e questo nel marketing NON E’ POSSIBILE. Conquistare audience su un prodotto costa lacrime, sangue e soldi.

2) Penso che chi ha progettato queste strategie non ha una cultura di marketing tradizionale solida e si nasconde dietro i nuovi strumenti comunicativi offerti dalla Rete come se fossero la pietra filosofale. Senza scomodare pratiche complesse come la cluster analisys, bastava un minimo di buonsenso per segmentare meglio il mercato di riferimento

3) La reputazione dell’azienda, che già in Rete non gode di ottima salute (ci sono state alcune contestazioni di pubblicità ingannevole, anche se non tutte giunte a definizione) secondo me è ulteriormente compromessa.

Per concludere, invito a riflettere su alcuni concetti base indicati nella mappa meme web 2.0 nell’ormai strafamoso articolo di Tim O’Reilly, tradotto qui. Sono queste basi che possono aiutarci a non incappare a clamorosi errori di marketing 2.0 . 

# Partecipazione,  non pubblicazione
# Arricchimento delle esperienze degli utenti
# Attitudine, non tecnologia
# Il comportamento dell’utente non è predeterminato
# Cooperazione, non controllo

Linkografia

I forum che ho trovato nei quali il “portavoce” Actimel/Danacol ha sperimentato qualche difficoltà …

@ Dì la tua forum
@ Newsgroup gateway
@ Nutritionvalley Forum
@ Bertuccia Forum

Il punto di vista dei bloggers (e anche una replica dell’ideatore) sulla campagna Danone

@ Milioni di yogurt con i social media
@ Tempo di Buzz Danone Actimel
@ Danone: perchè così non funziona
@ Danone ascolta e le persone partecipano. Un esempio di social networking offline
@ Evento Actimel by DeliMyth
@ Un evento per costruire la reputazione online: l’esempio di Danone
@ Facciamo un po’ di chiarezza
@ Danone 2.0: da Stanhome alle bertucce, passando per Herbalife

Rete, sicurezza e privacy: Europa avanti, Italia al palo

Sono contento di riprendere ogni tanto un argomento a me molto caro, quello della privacy e Internet.
Forse offuscato dalla triste vicenda Englaro, o forse per poco interesse, il 10 Febbraio è passato un po’ in sordina (in TV mi pare che solo LA7 abbia dedicato uno spazio all’argomento) il SESTO Safer Internet Day, ovvero la Giornata mondiale per la sicurezza in Internet istituita dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento è stato patricolarmente importante: diversi fornitori di sistemi per il Social Networking si sono impegnati a sottoscrivere un protocollo che riduca i rischi per i più piccoli. Tra i firmatari Google, YouTube, Facebook, Myspace, Yahoo. Sempre nell’ambito della Giornata, il Consiglio d’Europa ha pubblicato la guida «The Internet Literacy Handbook», un manuale rivolto a genitori, ragazzi e insegnanti per dare un supporto all’educazione all’uso di Internet, all’iscrizione e alla partecipazione ai social network.
Lasciandovi per l’approfondimento alla lettura dei link che ho raccolto, desidero fare due considerazioni, più che altro uno spunto per aprire una discussione.

1. L’Unione Europea continua nella sua strategia per la protezione di minori e della privacy (anche degli adulti) che passa attraverso il coordinamento, la negoziazione, le buone pratiche, l’autoregolamentazione dei fornitori di servizi telematici e non l’imposizione di regole (impostazione già suggeritaci anche dal Presidente dell’Autorità Garante della Privacy Pizzetti nel suo incontro in Second Life del quale vi ho già parlato) .

2. L’Unione Europea afferma principi davvero importanti, come questo che riprendo dall’introduzione dell’Internet Literacy Handbook

Traditional literacy skills are no longer sufficient for those who wish to take advantage of the opportunities [...] presented by Internet. Indeed, the lack of basic information literacy skills is as much a factor of the so-called digital divide as the lack of material technology. These new skills are rapidly becoming a prerequisite for the active participation of citizens in democratic society.

E in Italia, membro fondatore dell’Unione Europea, cosa accade? A parte rari casi di silver surfers nostrani, abbiamo da una parte molti anziani che non accedono alla Rete per barriere di tipo tecnologico, dall’altra tanti giovani nativi digitali che non sfruttano appieno le potenzialità della Rete per barriere di tipo culturale (di una seppur limitata esperienza in proposito vi ho già parlato qui).

Talvolta posso capire che la TV non sia il mezzo più adatto per trattare questioni complesse, ma parlare di social network solo in termini di “Facebook mania” o di cronaca nera quando la moglie che si dichiara single su Facebook viene uccisa dal marito mi sembra sinceramente troppo.

Linkografia

@ What is safer Internet?
@ Safer Internet Day, Google e i grandi firmano protocollo per i minori
@ Il testo (inglese) del First European agreement of Social Networks
@ Insafe – European network of e-safety awareness nodes
@ internet literacy handbook (formato .doc)
@ internet literacy handbook (versione Flash)
@ internet literacy handbook (versione HTML)

Geocoding su blog cAPIamoci

Carta di MercatoreNuovo aggiornamento del blog cAPIamoci: come ottenere in maniera semiautomatica latitudine e longitudine di una lista di indirizzi (in una parola: geocoding). Buona lettura.

Google Maps e database: la conclusione

Rapido flash sull’aggiornamento del blog cAPIamoci: il nuovo articolo infatti conclude il discorso sull’importazione di dati da un database MySQL e la loro visualizzazione su una Google Map. Buona lettura.

Google Maps, MySQL e PHP

Nuovo articolo sul blog tecnico c-API-amoci. Questa volta introduco,  per concludere in un prossimo post,  un tutorial per l’utilizzo di dati geografici contenuti un database al fine di visualizzarli su una Google Map.  Dal punto di vista didattico è un’ottima occasione per coloro non hanno mai utilizzato strumenti quali MySQL e PHP e vogliono cominciare a farlo. Buona lettura.

Una directory delle aziende italiane 2.0

Desidero condividere con Voi l’ottimo lavoro di Claudio Ancillotti dell’agenzia 2.0TaskForceItaly, che sta conducendo un progetto di tipo tassonomico sulle attività delle aziende italiane in ambito Web 2.0. Un ottimo spunto per conoscere, riflettere, segnalare.

@ TOP List Aziende 2.0 – Social Media Marketing

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