Archivio per febbraio 2008

Trasformare l’argento in oro

Saga è una società assicurativa inglese presente on-line con un portale dedicato ai silver surfers, ovvero gli utenti Internet con più di 50 anni di età. Tramite il sito web Saga gli utenti possono accedere a tutta una serie di servizi, da quelli più orientati al business (preventivi gratuiti su diversi tipi di polizza) a più personali, come ad esempio consulenze mediche on line e la la possibilità di accedere a Saga Zone, community per over 50 dove ogni utente può attivare un rete di contatti con i coetanei ed anche creare il proprio blog.
Si tratta dunque di un’azienda virtuosa, che conosce bene il suo target di riferimento, condivide contenuti tipici del social networking e sposa dunque perfettamente il paradigma Web 2.0.

La visita di questo sito ed il confronto con quanto accade nel nostro Paese mi ha spinto a fare due considerazioni:

1) Il tema dell’accessibilità: mi sembra sia un tema ancora poco seguito e, in Italia, legato soprattutto al concetto di disabile. Per gli anziani credo che l’accessibilità rivesta una sfaccettatura diversa: oltre a un problema sensoriale (per gli anziani basterebbe un menu con font customizzabile, come già capita di vedere su alcuni siti, qualche colore violento e qualche pop-up di meno) c’è un problema di LINGUAGGIO. Mi pare che generalmente il linguaggio di Internet sia un linguaggio da nuove generazioni, e che giocoforza mette all’angolo fette di popolazione ancorati ad un italiano un po’ diverso.

2) Il tema del digital divide che non è generazionale ma GEOGRAFICO: portali come Saga hanno successo perchè hanno una massa critica di potenziali utenti molto interessante. Dentro ai nostri confini, l’ultima indagine Istat, condotta a febbraio 2007 su 19 mila famiglie (per un totale di 49 mila persone), indica nel 43% il numero di famiglie (con almeno un componente tra i 16 e i 64 anni, quindi escluse quelle composte da soli anziani) che ha un accesso Internet da casa, contro una media europea del 54 per cento. Per gli “anni d’argento” la cosa è ancora più drammatica. Tra le persone di età compresa tra 60 e 64 anni solo  il 14,9% naviga in Internet (contro ad esempio il 29% degli USA, cioè circa 48 milioni di persone!). Per dare un’idea, la penetrazione di Internet sui “capelli grigi” nostrani è paragonabile a quella in Polonia e Lituania.

E’ appena il caso di ricordare che uno dei target più appetibili dai marketers, in virtù della loro elevata capacità di spesa, è proprio quella dei baby-boomers, cioè la coorte dei nati tra il 1946 e il 1964. Solo negli Stati Uniti sono circa 78 milioni di persone, mentre in Italia la cifra si aggira intorno ai 15 milioni. 15 milioni di potenziali creatori di utile per le imprese. Ma le aziende nostrane lo sanno?

Un paese in declino, lasciatemelo dire, si vede anche su queste cose.

Brevissima linkografia

# Saga: doing it properly
# Istat, Italia diciottesima in Europa per diffusione di Internet
# Internet con i capelli bianchi
# More Adults Over 50 Use the Internet than Ever Before

What is Web 2.0? Boh!

Spero mi scuserete se, nell’universo real-time e dinamico del web, mi permetto di segnalare un articolo del lontano 30 Settembre 2005.
Chiedo venia per questo mio sconfinamento nell’archeologia, ma penso di riguadagnare la vostra benevolenza quando constaterete che l’autore dell’articolo è Tim O’Reilly.
Per chi non lo conoscesse, questo signore è il fondatore forse della miglior casa di libri per informatica al mondo, pioniere del web-marketing con il suo portale GNN, convinto supporter del free software e dell’open source (Insomma vi basta?).
Tim O’Reilly è anche l’ “indagato numero uno” per avere lui stesso coniato la dizione “Web 2.0“.
“Perchè questa scelta?” vi starete chiedendo.
Beh, innanzitutto per dare la possibilità, a chi avrà la pazienza di leggermi ma soprattutto a me stesso, di apprezzare un “classico” dell’argomento.
In secondo luogo, penso che una riflessione seria sul Web 2.0 e sulla potenzialità di marketing che esso offre debba trovare radici in un apparato teorico solido.
Spero ricorderete quel tempo in cui il Web veniva tratteggiato come l’Eldorado: sembrava la nuova corsa all’oro, dove ogni azienda, poteva attingere a questo pozzo di San Patrizio immateriale per raccogliere utili a piene mani.

Beh, lo scoppio della Internet-bubble delle Borse mondiali del 2001 e i fallimenti che ne seguirono riportarono l’economia mondiale alla brusca realtà, per ricevere poi il colpo di grazia con l’11 Settembre (ma questa è un’altra storia).

Il problema è sempre il solito. Spesso si confondono gli strumenti con i fini. Nello specifico, una qualsiasi azienda, prima di affidarsi a piattaforme Web 2.0, DEVE PENSARE web 2.0, abbandonare il concetto di gerarchia, abbracciare quello di PARTECIPAZIONE, di CONDIVISIONE. Mutuando un piccolo estratto dall’articolo di O’Reilly, prima che una tecnologia Web 2.0 un’azienda di successo deve possedere una ATTITUDINE Web 2.0.

E allora mi piace fare un altro tuffo nell’archeologia e citare un piccolo passo della mia vecchia tesi del 1997, che ritengo molto attuale (e che suppongo vi linkerò a breve, per allietarvi (o guarirvi!) nelle vostre notti insonni.

Il marketing “tradizionale”, quello tipico del fordismo maturo per intenderci, non è divenuto improvvisamente un oggetto da museo. Tuttavia, bisogna riconoscere che nessuno può oramai sottovalutare le condizioni che possono portare al suo superamento. E’ piuttosto destabilizzante pensare al settore commerciale come svincolato dalla
componente logistica, o alla commistione (l’affermazione è volutamente forzata) che sempre più caratterizza marketing operativo e strategico. La telematica riduce sempre di più il divario tra pensiero e azione, tra breve e lungo periodo. E questo può spaventare molto.
Una volta di più, quindi, si ravvisa l’esigenza di grande cooperazione tra ricercatori ed operatori di mercato, con un rilievo critico nei confronti di questi ultimi. Non è pensabile per il management affrontare l’estrema turbolenza cui si sperimentano, va ricordato, soltanto i primi effetti, senza un riferimento preciso alla teoria e alla ricerca.

In breve: cari ragazzi, BISOGNA TORNARE A STUDIARE (io per primo).

Yahoo Buzz: è il momento degli utili per le piattaforme Web 2.0 based?

NEW YORK, 26 Febbraio 2008 (Reuters)Yahoo Inc said Tuesday it will launch a service called Yahoo Buzz which will use consumers’ voting to uncover the most popular content from sites across the Internet and bring them to Yahoo’s homepage, one of the Web’s most trafficked destinations.
The service, currently in trial, measures consumer votes and search patterns to identify interesting and timely stories and videos from large news sources as well as niche blogs. It said the top stories will be given primary editorial consideration for feature placement on Yahoo.com.
Yahoo said it was an example of the Internet company’s move to open up the site to more third-party publishers and make it more social and relevant to its users.
The company said as the Buzz evolves it will form the basis for an open system of publishers, advertisers and users which will offer syndication and revenue opportunities.
(Reporting by Yinka Adegoke; Editing by Quentin Bryar)

La notizia mi pare estremamente interessante dal punto di vista delle aziende che, nel mare magnum di Internet prima e del Web 2.0 poi, faticano a trovare strumenti semplici ma soprattutto efficaci per finalizzare le proprie azioni di marketing.
In effetti poter misurare l’audience reale di un programma televisivo o anche i contatti di un sito web ha sempre rappresentato per gli advertiser l’equivalente della pietra filosofale.
Conosciamo bene le distorsioni di sistemi di rilevazione come l’Auditel che, tengo a precisare poichè è stato oggetto dei miei ultimi studi, rimane dal punto di vista statistico/scientifico il metodo migliore. Lo stesso vale anche per i piu’ evoluti sistemi di click-counting che non danno molte garanzie sull’effettiva frequentazione di un sito, dato che non sono certificabili e costringono le aziende a sessioni sfinenti di selezione di siti.
Con strumenti come Yahoo Buzz, il cambio di filosofia introdotto dalle piattaforme web 2.0 based potrebbe dispiegare tutti i suoi effetti, lasciando finalmente al software il “lavoro sporco” di raccogliere gli argomenti o le notizie che hanno focalizzato maggiormente l’interesse del pubblico.
Curiosa la coincidenza per cui l’annuncio arriva a poche settimane dal tentativo di OPA a Yahoo da parte di Microsoft, che oramai può essere davvero l’unico contraltare alle fantastiche evoluzioni Web 2.0 dei geni di Google.
Difficile dire come andrà a finire e quale sarà l’impatto su tutti noi… Minimizzare a tutti i costi… il costo per contatto ha introdotto ormai da anni (e come spesso accade gli USA hanno fatto scuola) la rincorsa al sensazionalismo. Mi auguro che in un prossimo futuro le multinazionali non paghino per apparire nelle pagine web sull’ultima ora della strage di Erba di turno o dei ragazzini di Gravina in fondo al pozzo.

Let’s start again!

Cirdan il Timoniere nasce alla Spezia il 18 Agosto 1970. Cresciuto a pane e Sinclair ZX Spectrum, dopo il diploma di Perito Informatico sviluppa una singolare idiosincrasia a computer e suoi derivati (faceva capolino Windows 3.1).

Cirdan si riavvicina ai bit attorno al 1994, affascinato dalla ragnatela informatica denominata Internet e alla quale cominciò a collegarsi con con un modem analogico 14400 Kbit/s dopo alcune esperienze con le BBS. Dopo una laurea in Scienze Economiche e Bancarie all’Università di Siena con una tesi dal titolo “I servizi telematici nel marketing dei beni di consumo diretto” e alcune esperienze lavorative (Consulenza aziendale sui finanziamenti europei, Web designer ed altro) varie vicissitudini lo portano dal 2000 a Rimini. A dicembre 2006 si laurea in Statistica e Informatica per l’Azienda presso l’università di Bologna, sede distaccata di Rimini.
Da qualche anno tenta di seguire la rivoluzione del Web 2.0. E’ ed è stata molto dura, perchè quella che dovrebbe essere un’esperienza di almeno 12 anni nel mondo di Internet, improvvisamente serve a poco o niente. Se il digital divide minaccia anche lui, si chiede Cirdan il Timoniere, cosa può accadere alla maggioranza dei suoi coetanei? Difficile dirlo, ma Cirdan proverà a dare il suo modesto contributo.


Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Addthis

AddThis Social Bookmark Button

Flickr Photos


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: