Archivio per marzo 2008

Come cambia la comunicazione nell’era del Web 2.0

Un interessante post su Socialware che credo possa suscitare parecchie riflessioni.

http://www.socialware.it/riflessioni/la-guerra-e-finita-lo-dice-il-tag

Guida italiana a AdSense

Segnalo a chi fosse interessato (tranne digitaladoptive da cui ho “rubato” il link) una bellissima guida in italiano (a cura di Simone Carletti per Webmarketing.html.it)a Google AdSense, uno tra i più famosi e diffusi circuiti pubblicitari attualmente in circolazione.

Per i neofiti di questa piattaforma mi limito a dire che AdSense è il programma pubblicitario creato e gestito da Google che consente di guadagnare esponendo annunci testuali, banner e altro nei propri siti.

Per il resto vi lascio alla consultazione della guida e a un video introduttivo.

L’Alchimista

Interessante questo articolo di Elisabetta Rosaspina su Corriere.it secondo cui lo scrittore Paulo Coelho ormai da anni cerca su Internet i siti che diffondono illegalmente le versioni elettroniche dei suoi testi per… citarli nel suo sito ufficiale e favorire la diffusione di queste copie pirata!
Quella che a prima vista sembra una Tafazzi-based strategy, in realtà dà ottimi frutti tanto che Coelho non fa altro che aumentare le vendite dei suoi libri.
Passando ad un altro bene oggetto di copyright, sono sempre stato convinto che, se Windows e Office siano tuttora i software più diffusi sulla Terra, ciò sia dovuto al fatto che siano stati anche i più copiati. Se fin da ragazzo mi abituo all’utilizzo di uno strumento e se ciò vale per una pletora di utenti, è ovvio che anche sul mondo del lavoro si tenda ad acquistare software che i dipendenti possano utilizzare velocemente con costi di formazione bassi o addirittura nulli. Lo stesso dicasi se il nostro pirata adolescente/studente decide, da “grande”, di mettersi in proprio (ovviamente non in nero, ma questo è un altro discorso).
Il libro certamente ha elementi “emozionali” (il contatto con la carta, la presenza sulla propria libreria, la possibilità di sottolineare e prendere appunti) che lo differenziano notevolmente da un software ma anche, in maniera forse inferiore, da un CD musicale. Di sicuro, leggere un mazzo di fogli della stampante o stropicciarsi gli occhi davanti a un palmare non sono una bella esperienza, soprattutto per romanzi e letteratura in genere (forse per la manualistica il discorso può essere diverso).
Difficile quindi estendere il concetto ai beni in generale. Tuttavia, tornando all’articolo una cosa è certa: si tratta di un case-study dove il paradigma 2.0 funziona perfettamente. La diffusione dei testi di Coelho, anche in maniera illegale, la presenza di una piattaforma (l’autore stesso) che amplifica la viralità dei contenuti, crea un gioco cooperativo a somma diversa da zero. Ci guadagnano gli Internauti, i lettori e, soprattutto, lo scrittore.
Coelho mischia sapientemente alcuni ingredienti (le parole blog, youtube, myspace, facebook, flickr che fanno bella mostra di sè in testa al sito) distillando un elisir di popolarità e guadagno: riprendendo un suo famoso romanzo, è un vero alchimista.

Trasformare l’argento in oro (part two)

Riapro il thread di qualche giorno fa grazie ai commenti di Mauro e carlodaniele che hanno avuto la pazienza di leggere il mio post.
Nel mio intervento non avevo fatto alcun cenno su come il penoso stato delle infrastrutture telematiche italiane incide sulla diffusione di Internet tra la popolazione nostrana.

Come giustamente scriveva carlodaniele la questione è MOLTO complessa.

La mia formazione è di tipo economico, e già nel 1997 con la mia tesi, in modo molto modesto beninteso, avevo provato a tratteggiare uno scenario per il marketing telematico focalizzando la mia attenzione principalmente sui costi.

Carlodaniele, esperto di comunicazione e di Web 2.0, più attento alla componente sociologica, stigmatizza invece il ritardo culturale dovuto alla maggiore pervasività della televisione in Italia.

Il fatto è che sulla questione si può dire tutto e il contrario di tutto.

Gli USA, in quanto a pervasività del mezzo televisivo, non mi sembrano secondi a nessuno, eppure la diffusione di Internet è molto capillare.
Per quanto riguarda l’Italia, c’è uno studio che sembra avere solide basi scientifiche e secondo cui Internet addirittura batterebbe la televisione, soprattutto, però, fra le giovani generazioni.

D’altra parte, il modello di esclusione degli “over” dalla telematica per questioni prettamente monetarie non si sposa con la capacità di spesa dei baby-boomer che citavo nel mio post. Gli “over” (e dunque anche Mauro, beato lui 🙂 ) sono benestanti rispetto agli “under” (come me), perchè allora almeno in Italia non frequentano la Rete?

Volendo salvare capra e cavoli provo allora a introdurre molto grossolanamente il concetto economico di “utilità marginale dell’informazione”.

Se il costo economico (la bolletta) per collegarsi a Internet è alto, l’utilità che posso ottenere passando del tempo sulla Rete è bassa. Se il costo di collegamento è basso, posso anche passarci più tempo per vedere se trovo qualcosa che mi interessa e quindi l’utilità che ricevo navigando su Internet è più alta.

Se il costo rappresentato dallo “sforzo” culturale per collegarmi è alto, se solo per capire come funziona un blog, un wiki, un’asta on-line, devo “sudare”, allora l’utilità nell’utilizzo di Internet è bassa e non ci torno più.

Se Internet è davvero user-friendly, se è facile usarlo anche per chi non sa l’inglese, per chi non riesce a leggere i caratteri piccoli, se il linguaggio utilizzato non è di nicchia (niente slang ma il caro vecchio italiano)  ma soprattutto se chi accede possiede un minimo di dimestichezza nell’uso del PC, allora utilità nel navigare su Internet è più alta.

Possiamo rappresentare l’utilità totale dell’uso di Internet come la somma dei fattori culturali (FC) e i fattori infrastrutturali (FI), ciascuno moltiplicato per un opportuno peso x o y.

UT = xFC + yFI

Si tratta allora di dare un peso alle due componenti, e qui possiamo confrontarci quanto volete. Una sola cosa è sicura: qualunque politica che voglia favorire l’alfabetizzazione telematica deve tenere conto di entrambi i fattori.


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