Ombra digitale: minaccia alla privacy?

Ricomincio a movimentare il blog fermo dal 15 Aprile con un argomento che avevo in testa da un pò di tempo e che ho focalizzato meglio grazie ad alcuni accadimenti: la diffusione delle denunce dei redditi 2005 immessi illeggittimamente dall’Agenzia delle Entrate e l’articolo di Andrea D’Ambrosio dal titolo “De-privacy” apparso su “La Repubblica delle donne” 596 del 03/05/2008 e da cui traggo largo spunto.
Vorrei allora fare qualche considerazione su quella che viene definita digital shadow. Accanto ai soliti dati (cookies) lasciati a volte a nostra insaputa (e che possiamo tenere sotto controllo con un’oculata gestione dei browser), esiste tutta una serie di dati lasciamo in Rete volontariamente sui siti di social networking.
Uno dei paradigmi del web 2.0 è la condivisione. Il valore aggiunto di questi siti 2.0 è quello di creare una rete di contatti con persone che abbiano più o meno i nostri gusti.
Un altro elemento importante è quello della viralità, la possibilità di scagliare lontanissimo, persino oltre le nostre originali intenzioni, opinioni e passioni che ci caratterizzano come individui.
Quando ho iniziato a navigare su Internet mi aveva sempre affascinato questo fatto di poter condividere anche molto della mia personalità (perchè sono convinto che su Internet siamo molto più veri che nella vita reale) ma sempre dietro lo schermo di un nickname.
Questo pseudo-anonimato è ora più difficile da ottenere. Essendo assai raro che un utente di questi servizi si limiti ad utilizzarne uno solo, una volta risaliti al nome reale del soggetto (alcuni siti di social networking come Facebook lo mostrano espressamente), diventa estremamente facile creare un piccolo “dossier” su quello che siamo, sulle nostre preferenze culturali, sociali, ed anche sessuali.
Vediamo cosa può fare un ipotetico datore di lavoro. Dopo aver effettuato un colloquio per assumervi e preso nota delle vostre richieste economiche e delle vostre passate retribuzioni (ovviamente dichiarate per eccesso), va a sbirciare gli elenchi delle Agenzie delle Entrate (comportamento illegale certo, ma possibile) offrendovi poi un diverso livello retributivo.
Certo, quei dati non li abbiamo certo d iffusi in Rete noi, ma lo stesso datore di lavoro va oltre e si diverte a cercare sui motori di ricerca il vostro nome o ad aprire un account Facebook e vedere se ci siete. Da lì risalire agli account che avete in altre applicazioni Web 2.0 è semplice. Come vi sentireste a perdere il vostro lavoro per una foto su Flickr, un video su Youtube o una cavolata qualunque che avete lasciato su Internet? Beh, a una signora di nome Stacy Snyder è accaduto.

Infine, ci sono anche aspetti molto pesanti, come quello del profile-squatting: clonare il vostro profilo per ricrearlo altrove, diffamandovi, è estremamente semplice da fare e molto difficile da combattere.
Il navigatore attento può utilizzare alcuni stratagemmi per limitare questi effetti indesiderati della nostra voglia di farci conoscere al mondo. Ma quando neppure la nostra forma mentis ci induce a vigilare? A differenza della mia generazione, 30-40enni che hanno visto le varie fasi della Rete, e la cui socialità si è formata prevalentemente nei canali “tradizionali”, il problema è forte per i cosiddetti nativi digitali, bambini nati dopo la diffusione di Internet, nati in una società interattiva e multicanale fatta soprattuto di PC e cellulari. A scuola, a casa e con gli amici il perimetro della identità comprende anche la loro identità on-line. Si espongono con poche cautele nei siti di social networking per esprimersi, per apparire, per comunicare e per stabilire relazioni sociali ed affettive.
Per questi il problema dell’ombra digitale potrebbe non essere di facile soluzione.

Piccola Linkografia
@ NY Times.com: To Aim Ads, Web Is Keeping Closer Eye on You
@ Dailygalaxy.com: Your “Digital Shadow” -a Mind Bending Prediction for the Future
@ Il blog del Prof. Paolo Ferri (Università Milano Bicocca)
@ Repubblica.it: Privacy, Rfid e Dna: quanti rischi nel pantano del social networking

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2 Responses to “Ombra digitale: minaccia alla privacy?”


  1. 1 carlodaniele 10 maggio 2008 alle 9:38 pm

    trovo interessanti le tue considerazioni e le condivido in pieno. ahimè, non ho, però ricette. posso solo citare:
    “il Garante per la protezione dei dati personali (Newsletter del 5 marzo 2007) ha reso noto di aver vietato alle aziende pubbliche e private di controllare, salvi i casi particolari, le posta elettronica e la navigazione su Internet dei propri dipendenti”.
    almeno dal punto di vista legale, se non da quello sostanziale, qualche forma di tutela dovrebbe esserci.


  1. 1 Social networking e privacy, un matrimonio difficile « Il blog di Cirdan il Timoniere Trackback su 20 novembre 2008 alle 3:08 pm

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