Social networking e privacy, matrimonio difficile

La notizia, del 5 novembre 2008 e apparsa il 9 in Italia, è un po’ vecchiotta ma non abbastanza per suscitare ulteriori riflessioni sulla privacy e la pervasività del Web 2.0.
Caitilin Davis era una delle cheerleader della squadra dei New England Patriots. Caitilin è stata espulsa dalla squadra poichè su Facebook sono apparse delle foto che la ritraggono mentre con una amica è intenta a scrivere con alcuni pennarelli sul corpo di un ragazzo addormentato parole “sconvenienti” e a disegnare svastiche.
Senza entrare nel merito del comportamento personale (ognuno può avere la sua opinione in proposito), il fatto è che Caitilin si aggiunge alla nutrita lista (tra cui Stacy Snyder di cui avevo già parlato in questo articolo) di coloro che si sono viste condizionare la vita personale e/o professionale a causa di un errato utilizzo di un social network.
Il rapporto tra privacy e nuovi media è per il sottoscritto un argomento di notevole interesse, approfitto quindi del caso Davis per segnalare il convegno “Social Network: i valori della community, le incognite della Rete“, che si terrà il 26 Novembre alle ore 21.00 nella Conference Hall di Unacademy su Second Life. Il relatore sarà il prof. Francesco Pizzetti, Presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, moderatore Giovanni Boccia Artieri aka Johannes Bedrosian, professore della Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino.

@ Social Network: i valori della community, le incognite della Rete
@ Facebook colpisce ancora: espulsa cheerleader
@ Caitlin Davis’ life is not so cheery now

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6 Responses to “Social networking e privacy, matrimonio difficile”


  1. 1 antgri 20 novembre 2008 alle 4:27 pm

    ma chi sceglie la Rete come SOCIAL NETWORK non sceglie la privacy… Altrimenti non seglierebbe il network…tantomeno il social

  2. 2 carlodaniele 20 novembre 2008 alle 6:20 pm

    allora, visto che offri lo spunto per la riflessione, ti segnalo un post di qualche tempo fa pubblicato su edit, il blog di html.it: http://blog.html.it/23/10/2008/think-before-you-post/

    mi raccomando di guardare il video in fondo al post.

  3. 3 antgri 20 novembre 2008 alle 6:36 pm

    mi dispiace che, nonostante tu sottolinei il pieno rispetto per il pensiero altrui, mi abbia fatto rilevare l’inutilità del mio post.

    Sarebbe auspicabile risponderti con un “think before you write” 😉

  4. 4 carlodaniele 20 novembre 2008 alle 7:28 pm

    @antgri: mi spiace che tu ti sia risentito. intendevo rispondere al post di kirdan in relazione all’episodio di caitlin davis, e non al tuo commento.

    imprevisti della comunicazione asincrona

  5. 5 Cirdan il Timoniere 21 novembre 2008 alle 10:43 am

    @antgri: grazie Antonio per aver letto il mio articolo. Non sono completamente d’accordo su quanto scrivi. Da un lato hai perfettamente ragione, uno dei paradigmi del social networking è ovviamente la condivisione, e coloro che si iscrivono volontariamente a questi servizi mettono a diposizione informazioni più o meno personali e che consentono, almeno in parte, di tracciare i propri gusti.

    D’altra parte ci due ordini di problemi:

    *** PUNTO 1
    La possibilità reale e concreta di controllare l’accesso a questi dati e la loro persistenza oltre la volontà dell’interessato (quello che tecnicamente è definito “diritto all’oblio”).

    Il video “Think before you post” postato da @carlodaniele (di risposta al mio articolo e non al tuo commento) rappresenta benissimo il problema. Devo avere la possibilità di decidere cosa condividere e soprattutto per quanto tempo.

    In questa direzione, solo da poco (mi pare da fine ottobre) Facebook non consente più l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca delle informazioni degli utenti (tranne che nel caso di una volontà espressa). La decisione è arrivata dopo la pressione fatta da diverse Agenzie governative per la tutela della riservatezza (mi pare che abbia aperto la strada il Canada, fino ad arrivare alla Risoluzione adottata il 17 ottobre 2008 a Strasburgo dai 18 Paesi partecipanti alla trentesima Conferenza internazionale sulla protezione dei dati.

    *** PUNTO 2
    L’esatta conoscenza dello strumento e dei rischi ad esso associati.
    E’ evidente che non tutti hanno l’esatta percezione delle implicazioni nell’utilizzo di un qualsiasi sistema, soprattutto quando il sistema, come nel caso di Facebook, arriva al decollo e viene utilizzato da un vasto pubblico. Ho sfogliato il tuo blog, e il tuo ottimo lavoro in tema di usabilità aiuta anche coloro che hanno scarsa dimestichezza con le tecnologie a fruire correttamente dei contenuti web. Perchè allora non ci dovrebbero essere regole e consigli che aiutino gli utenti meno scaltri a proteggersi da intrusioni nella propria privacy?
    Infine, non è un problema solo di “gogna elettronica”, la diffusione involontaria dei nostri dati personali può condurre i criminali informatici a mettere in atto manovre di profile-squatting (furto di identità).

  6. 6 antgri 21 novembre 2008 alle 10:55 am

    @Cirdan il Timoniere:
    Concordo con molte delel cose che hai rappresentato in questo post.

    Di fatto emergono storture nella gestione/controllo dei social media, che non fanno parte del fenomeno in sé, bens^ di come in alcuni casi è male attuato questo paradigma di interazione.

    Quello che in poche righe volevo ribadire nel mio posto era un concetto che viaggiava su un livello d’astrazione maggiore:

    “social” e “network” poco si sposano con “privacy”

    Che poi si possa parlare di social network trasparenti e ben fatti ed altri tortuosi e mal fatti, sono perfettamente concorde. ma ciò accade anche quando si chiuder eun conto in banca, piuttosto che disdire l’abbonamento ad una rivista o altre cose simili. Ci sono cose fatte bene o fatte male, che spesso non dipendono dalal natura stessa della “cosa”, bensì dal modo in cui la si declina in quel contesto


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