Meet the media guru: la democrazia secondo Lessig

Dopo aver ahimè perso l’intervento di Cory Doctorow, sono stato lieto di partecipare, via Mogulus, all’ennesima conferenza di alto livello alla Mediateca di Santa Teresa di Milano nell’ambito della manifestazione Meet the Media Guru. L’ospite di ieri sera è stato Lawrence Lessig, il famoso giurista americano attivista web nel campo della restrizione dei diritti d’autore.
Lessig è stato un fiume in piena, con le slides dietro di lui a velocità da Formula Uno e il traduttore in affanno. La conferenza è stata lunga, gli spunti sono stati tantissimi ma, analogamente a quanto ho fatto con Joi Ito, vorrei focalizzare l’attenzione, su un paio di concetti espressi nella bellissima serata di ieri.

Lobbies e junk science
La junk science riguarda ricerche scientifiche la cui validità è fortemente influenzata o svolta sotto la guida di interessi politici e/o finanziari. Il classico esempio è la tobacco science, ovvero le ricerche più o meno pilotate delle multinazionali per convincere la popolazione degli scarsi effetti nocivi del fumo sulla salute.
Secondo Lessig, gli interessi particolari hanno più influenza sul sistema politico americano dell’interesse generale dei cittadini. Attraverso le lobbies, milioni di dollari finanziano le campagne per l’elezione al Congresso. La soluzione secondo Lessig sta in un sistema ibrido, tra finanziamento pubblico e microdonazioni (progetto Changecongress).

Cultura Read Only (RO) vs. cultura Read/Write (RW)
Per spiegare il concetto, Lessig riprende l’intervento al Congresso nel 1906 del compositore americano John Philip Sousa, secondo cui l’ascolto dei grammofoni (talking machines) avrebbe svuotato di creatività le persone che fino a quel momento cantavano insieme, per strada, canzoni del presente e del passato. La cultura RO è una cultura top-down, dove la creatività si consuma e dove il consumatore non può creare.
L’immagine dei ragazzi che cantano tutti insieme è un’immagine di cultura Read/Write (RW). E’ una visione in cui le persone partecipano alla creazione e alla ri-creazione della propria cultura. Per capirci, è la cultura dei blogs, dei mashups e dei social network. E’ la cultura che ha dato origine al Web 2.0 e che consente alle persone di collaborare e generare contenuti, producendo creatività anche remixando quanto già fatto da altri.

Per superare la junk science, la scarsa fiducia nelle istituzioni, la cultura Read Only, è necessaria una rivoluzione che investa ciascuno di noi come individuo, attraverso partecipazione, consapevolezza, enpowerment. La crescita personale può essere favorita da un substrato culturale che preveda il superamento del concetto del copyright (e le sue schegge impazzite come DRM, trusted computing, il chip Fritz), la net neutrality (anche se su questo fronte Obama pare avere fatto un passo indietro), l’Open Government.

ripristinare fiducia = ritrovare indipendenza

Secondo Lessig, nonostante le istituzioni europee si stiano orientando verso politiche più restrittive per il copyright, se non altro la partecipazione al dibattito politico in Europa (a differenza degli Stati Uniti) è più diffusa. Chiudo con il Lessig-pensiero ed espongo il mio.
Difficile fare un discorso complessivo sull’Europa ma guardando al nostro paese mi pare che i problemi siano ben più gravi.

Considerazione #1
E’ ormai chiaro che In Italia Internet viene vista alla politica come minaccia più che come risorsa (basti pensare al polverone telematico sollevato dalle proposte Carlucci o D’Alia), nonostante l’Unione Europea abbia opinioni completamente diverse (cfr. la Raccomandazione 2008/2160(INI) del Parlamento Europeo destinata al Consiglio del 26 marzo 2009)

Considerazione #2
Al di là di possibili leggi più restrittive, le potenzialità della Rete in Italia faticano davvero a decollare (cfr. anche l’ultima ricerca della Nokia Siemens – Connectivity Scorecard). Tra i fattori mi limito a citare:

  • i costi ancora elevati di collegamento
  • la scarsa attitudine al web partecipativo da una parte di anziani e dall’altra dei nativi digitali nostrani che sembrano meno attrezzati dei colleghi del mondo occidentale

Considerazione #3
Piero Calamandrei annoverava tra gli organi costituzionali anche la scuola. La consapevolezza e l’enpowerment passano attraverso l’istruzione, la cultura, la conoscenza dei nuovi strumenti che la tecnologia offre.  L’ultima riforma della scuola, purtroppo, non sembra andare in quel senso.

Linkografia
@ Sempre più lobby a Bruxelles intorno alla Commissione Europea
@ K-street il mondo delle lobby
@ Change Congress
@ La rivoluzione di velluto arriva al Congresso
@ La Cultura Read-Write Contro La Cultura Read-Only
@ La politica italiana si schiera contro Facebook
@ L’Europa: niente disconnessione dal web, nemmeno per i ‘pirati’

Annunci

1 Response to “Meet the media guru: la democrazia secondo Lessig”


  1. 1 carlodaniele 29 marzo 2009 alle 9:35 am

    non ho molte considerazioni da aggiungere… hai detto tutto tu.
    bel post. complimenti


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




Creative Commons License
Questo/a opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.

Addthis

AddThis Social Bookmark Button

Flickr Photos


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: