Archive for the 'socialware' Category

RiminiCamp 2011: un resoconto parziale

La locandina del Riminicamp 2011Ho avuto la fortuna di partecipare (almeno parzialmente) a questa iniziativa che vi avevo segnalato qualche giorno fa, anche se per impegni personali ho potuto assistere soltanto alla prima tavola rotonda, senza purtroppo partecipare ai barcamp del pomeriggio.
Devo dire che la mia impressione è stata ottima. Il passaggio del testimone tra il primo gruppo di relatori (i padroni di casa, Pietro Leoni, Irina Imola, Mauro Ferri, rispettivamente dirigente, assessore e web content manager  del Comune di Rimini) e il secondo (Claudio Forghieri, moderatore, Gianni Dominici, Stefano Epifani, Ernesto Belisario, Laura Sartori)  ha reso bene quella che è la transizione che sta avvenendo. I promotori dell’incontro, ancora con un approccio tradizionale al web pubblico, ai suoi linguaggi, ma perfettamente consci di essere ad un punto di svolta, hanno lasciato la parola a relatori che hanno dispiegato una visione e un linguaggio nuovo. Sia chiaro che non si intende dare all’aggettivo “tradizionale” una connotazione negativa, va ricordato che solo il 18 ottobre scorso è stato messo online il portale dati.gov.it, la prima azione concreta della PA nel campo degli open data. Con la regione Emilia Romagna che, assieme a pochi altri, può essere ben considerata uno degli early adopters.

La transizione è ben descritta dall’oggetto della tavola rotonda cui ho assistito:  “web e PA: dalle reti civiche ai social media”

Ormai tutte le amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli, hanno un loro sito web. A causa dell’interesse crescente delle persone nei confronti dei social network, e per consentire e favorire l’esercizio della cittadinanza digitale, è necessario fare un passo in più.
I capisaldi della rivoluzione del Governo 2.0 sono due: il presidio (non la semplice presenza) nei social network, e la convinta adesione all’open data, “liberando” i dati pubblici e mettendoli a disposizione di cittadini e imprese. In breve, passare dall’informazione alla conversazione.

Non è più soltanto un problema di trasparenza, ma qualcosa che va oltre: attivare conversazioni e liberare dati possono favorire la creazione di user generated content, lo sviluppo dell’intelligenza collettiva e di reale valore pubblico. L’obiettivo delle pubbliche amministrazioni deve essere dunque quello di riconcepire il ruolo del sito web istituzionale.

Il fatto è che preseguire questo obiettivo pone sul campo una serie di problemi impegnativi, che ho provato a schematizzare ma che in realtà si sommano e si compenetrano:

I costi
I costi di accesso ai network sociali è praticamente nullo, ma gli amministratori non si devono illudere. Attivare conversazioni con i propri cittadini richiede organizzazione e preparazione. Nessuna innovazione reale si fa a costo zero, nessuna conversazione proficua può essere gestita dagli stagisti  o con gli account di SNS che restano attivi giusto per il tempo della campagna elettorale (il dato esposto da Epifani è impressionante: il 78%)

Le competenze
Le competenze (skills) vanno analizzate sui due poli della comunicazione. Da una parte, l’età media della PA rimane alta e ciò non favorisce l’adozione di nuove tecnlogie. Saper utilizzare i SNS viene ancora vista come una competenza informatica, come se per aprire un libro fossero necessarie competenze tipografiche. Il grido di battaglia dovrebbe essere “Formazione, formazione, formazione” ma la formazione costa, e nei ranghi ridotti di alcune amministrazioni il costo della perdita di un’ora di produttività per un’ora di formazione è rilevante. L’idea può essere quella dell’autoformazione, oppure la creazione di una social media policy, sul solco di altre esperienze in tal senso (Department of Justice  of Victoria, Australia).
L’altra faccia della medaglia è quella dei cittadini. Restano più che urgenti in Italia politiche di inclusione digitale, certamente sul lato delle infrastrutture ma soprattutto sul lato dell’alfabetizzazione (il digital divide, a differenza di quanto ci si aspetterebbe, non riguarda soltanto la componente più anziana della popolazione, questo quanto emerso nel corso della tavola rotonda)

Il paradigma
Il cambiamento nelle PA deve riguardare innanzitutto la forma mentis. Penso, tanto per fare un esempio, alle due ultime grosse campagne pubbliche, la PEC e il “Mettiamoci la faccia”. Trasparenza e valutazione sono elementi importanti, ma la loro applicazione è figlia di un modo “vecchio” di aprirsi ai cittadini. Lascio al lettore la ricerca delle critiche sulla PEC, dico solo che sostituire la raccomandata cartacea con quella elettronica sembra una rivoluzione a metà. Ha senso uno standard tutto italiano? E ancora: le famose faccine di Brunetta sono un tipo di feedback assolutamente limitato. Il denaro pubblico speso per i monitor touch screen che troviamo in molti sportelli pubblici non poteva essere utilizzato per progetti migliori?

La burocrazia
La P.A. non è snella, i livelli di responsabilità sono molti. L’ottica è ancora quella dell’emissione di un provvedimento (ottica importante, ma la PA moderna non può essere semplicementea una scatola nera con una istanza in ingresso e un provvedimento in uscita. Deve essere sempre più una rete di servizi, dove i cittadini contribuiscono al risultato. Sarebbe meraviglioso potenziare in senso social l’art. 11 della legge 241/1990 !

La resistenza
Molto semplicemente, davvero gli amministratori hanno voglia di mettersi in gioco? Comun-icare (mettere in comune cose) è faticoso, significa scoprire il fianco alle critiche, significa saperle gestire.

Il soggettivismo etico
Ai cittadini interessa davvero partecipare? Quanto ciò dipende dalla volontà reale di partecipazione stessa e quanto dall’usabilità della piattaforma per la comunicazione?

Insomma, di “carne al fuoco” ce n’è davvero tanta, ma spero, nell’estrema sintesi cui sono costretto, di avere dato qualche piccolissimo spunto di riflessione. Utilizzando la linkografia che vi propongo e con un bel giro per la Rete, potrete farvi un’idea della bellissima giornata di sabato. C’è una cosa che invece consiglio di fare di persona (Riminesi e non): una bella visita al Museo della Città, dove le dieci antenne wi-fi indoor (più le due esterne istallate nel 2010) assicurano una connessione stabile e veloce.

Concludo con la speranza che il Comune di Rimini, visto che il RiminiCamp del 3 dicembre ha coinciso con la Giornata Internazionale dell’open data , si adegui velocemente liberando quanti più dataset possibile. Spero inoltre che qualcun altro voglia segnalare qualche altro resoconto della giornata che copra la parte di evento che ahimè non ho potuto seguire.

Linkografia

Il sito web del Comune di Rimini
La pagina Facebook del Comune di Rimini
L’account twitter del Comune di Rimini
La timeline della discussione su twitter con hashtag #riminicamp2011
Il vademecum per le PA sugli open data
# Le slides di Salvatore Romano (intervento della seconda tavola rotonda)

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Furti di identità e Twitter

Inevitabilmente, con l’aumento degli utenti Twitter, cominciano le prime scaramucce tra il noto sistema di microblogging e i furti di identità.
Il manager della squadra di football americano dei  Saint Louis Cardinals Tony La Russa ha querelato Twitter per la presenza di un falso account a suo nome, con tanto di immagine e,  attraverso il quale sono stati inviati alcuni tweets.
Non si sa ancora a che risultati condurrà la querela; per il momento la cosa sembra avere irritato non poco lo staff di Twitter, secondo cui, si legge nel blog ufficiale, “la denuncia di La Russa è un inutile spreco di risorse giudiziarie che sfocia nel frivolo” (anche perchè l’account fake è stato disattivato quasi da subito).
Più che una battaglia per i diritti civili, appare chiaro che Mr. La Russa abbia voluto proteggere più che altro i propri trademark rights. Quale che sia la causa di tanta indignazione, sta di fatto che, forse per arginare futuri problemi (e risarcimenti miliardari cui i giudici USA ci hanno abituato), nel blog di Twitter viene annunciato per l’estate un servizio in versione beta di verifica dell’account.
L’esperimento comincerà con gli account di organi governativi, artisti e atleti famosi ed altri “individui ben conosciuti” a rischio fake.
La questione è abbastanza spinosa. Se impersonare organi politici o di stampa o di opinione potrebbe effettivamente creare un danno sociale (e qui ricadiamo nei soliti problemi di diffusione massiva dei sistemi di social networking presso l’utenza non “attrezzata”), diventa problematico definire cosa sia “ben conosciuto”.  In America? Nel Mondo? Nella blogosfera? Forse sarebbe stato meglio utilizzare per il beta testing del servizio i twitters influenti (nell’accezione che il termine ha all’interno della Rete).
Attendiamo gli sviluppi della questione.

Breve linkografia

@ Cardinals Manager Tony La Russa sues Twitter for impostor account
@ Not playing ball (dal blog ufficiale di Twitter)
@ Twitter lancerà i Verified Accounts

La febbre suina vista da Google Maps, API e mashups

Riprendo a scrivere su questo blog, fermo da un po’, non per scopi didattici ma per documentare i preziosi contributi che Google Maps e API possono avere nella nostra vita quotidiana.
La triste vicenda è quella della febbre suina. Diversi ricercatori hanno scelto di creare mappe dove geolocalizzare i casi di febbre suina dando un quadro della diffusione del virus. Ecco i principale esempi:

Google Map di Niman (Biomedical Research Pittsburgh, USA)

Mibazaar
Interessante mashup tra Google Maps e Twitter: sulla mappa vengono visualizzati in tempo reale i tweets le cui keywords riguardano la febbre suina

Mapa de Influenza

2009 Swine Flu (H1N1) Outbreak Map

Human swine flu map
Mashup tra Google Maps e The Guardian

Segnalo infine il Google Doc Swine flu case by case.

Rete, sicurezza e privacy: Europa avanti, Italia al palo

Sono contento di riprendere ogni tanto un argomento a me molto caro, quello della privacy e Internet.
Forse offuscato dalla triste vicenda Englaro, o forse per poco interesse, il 10 Febbraio è passato un po’ in sordina (in TV mi pare che solo LA7 abbia dedicato uno spazio all’argomento) il SESTO Safer Internet Day, ovvero la Giornata mondiale per la sicurezza in Internet istituita dalla Commissione Europea. Quest’anno l’appuntamento è stato patricolarmente importante: diversi fornitori di sistemi per il Social Networking si sono impegnati a sottoscrivere un protocollo che riduca i rischi per i più piccoli. Tra i firmatari Google, YouTube, Facebook, Myspace, Yahoo. Sempre nell’ambito della Giornata, il Consiglio d’Europa ha pubblicato la guida «The Internet Literacy Handbook», un manuale rivolto a genitori, ragazzi e insegnanti per dare un supporto all’educazione all’uso di Internet, all’iscrizione e alla partecipazione ai social network.
Lasciandovi per l’approfondimento alla lettura dei link che ho raccolto, desidero fare due considerazioni, più che altro uno spunto per aprire una discussione.

1. L’Unione Europea continua nella sua strategia per la protezione di minori e della privacy (anche degli adulti) che passa attraverso il coordinamento, la negoziazione, le buone pratiche, l’autoregolamentazione dei fornitori di servizi telematici e non l’imposizione di regole (impostazione già suggeritaci anche dal Presidente dell’Autorità Garante della Privacy Pizzetti nel suo incontro in Second Life del quale vi ho già parlato) .

2. L’Unione Europea afferma principi davvero importanti, come questo che riprendo dall’introduzione dell’Internet Literacy Handbook

Traditional literacy skills are no longer sufficient for those who wish to take advantage of the opportunities […] presented by Internet. Indeed, the lack of basic information literacy skills is as much a factor of the so-called digital divide as the lack of material technology. These new skills are rapidly becoming a prerequisite for the active participation of citizens in democratic society.

E in Italia, membro fondatore dell’Unione Europea, cosa accade? A parte rari casi di silver surfers nostrani, abbiamo da una parte molti anziani che non accedono alla Rete per barriere di tipo tecnologico, dall’altra tanti giovani nativi digitali che non sfruttano appieno le potenzialità della Rete per barriere di tipo culturale (di una seppur limitata esperienza in proposito vi ho già parlato qui).

Talvolta posso capire che la TV non sia il mezzo più adatto per trattare questioni complesse, ma parlare di social network solo in termini di “Facebook mania” o di cronaca nera quando la moglie che si dichiara single su Facebook viene uccisa dal marito mi sembra sinceramente troppo.

Linkografia

@ What is safer Internet?
@ Safer Internet Day, Google e i grandi firmano protocollo per i minori
@ Il testo (inglese) del First European agreement of Social Networks
@ Insafe – European network of e-safety awareness nodes
@ internet literacy handbook (formato .doc)
@ internet literacy handbook (versione Flash)
@ internet literacy handbook (versione HTML)

I met the media guru Joichi Ito

Ieri, 28 novembre, alla Mediateca di Santa Teresa a Milano si è tenuto, nell’ambito del ciclo di conferenze Meet the Media Guru, l’incontro con il pubblico di Joichi (Joi) Ito, alla quale ho assistito via Mogulus.
E’ molto difficile riassumere in poche righe un monologo di due ore e mezza. Provo allora ad isolare alcuni punti toccati da Joi Ito e che mi spingono a riflessioni un po’ particolari e sulle quali vorrei sentire la vostra.

Il diritto d’autore
Di fatto il diritto d’autore non è più esercitabile. Per sua natura qualsiasi cosa riproducibile, sia essa una canzone, una foto, un video può essere diffusa in Rete e non solo. Le politiche di difesa di questo diritto rendono alcuni beni ancora più costosi e portano di fatto a una sorta di escalation tra chi produce e chi utilizza illegalmente tali beni.
Le aziende del settore non hanno solo questo problema. Il paradigma open source ha dimostrato che è possibile produrre software di qualità a prezzi irrisori, grazie alla sforzo di persone che, pur non essendo pagate per il loro lavoro, riescono a profondere professionalità in prodotti di alto livello.
Bisogna allora a trovare altre strade, e qualcuno ci riesce. L’ultimo caso è quello del complesso Nine Inch Nails, che hanno messo in Rete, scaricabile gratuitamente, il loro ultimo album. Il loro guadagno, di ben 1,5 milioni di dollari, è arrivato non dall’originalità della loro musica ma dal merchandising.

Qui arriva la mia domanda: in un futuro oramai abbastanza prossimo, di cosa vivranno cantanti, scrittori, fotografi, registi? La mia risposta: di ciò che non è riproducibile: i concerti live e le magliette per i cantanti, le conferenze per gli scrittori, le mostre per i fotografi. O qualunque partecipazione personale che sia tornaconto per altri, ad esempio aziende che invitano presenze illustri per scopi pubblicitari.
In breve, la reputazione sarà l’unico bene sul quale si potrà guadagnare.
Bello, bellissimo: ma coloro che vivono attorno a queste persone? Che ne sarà degli attori, dei dipendenti di case editrici, di aziende musicali, ecc.?
Certamente, si guadagnerà ancora sulla produzione, i bulloni e i mattoni serviranno ancora, magari prodotti non da operai ma da macchine (come in parte già avviene già ora). Avremo solo artigiani del pensiero? A queste riflessioni, mentre ascoltavo Ito, se ne è aggiunta un’altra. Ho pensato a un mestiere che il Web 2.0 e 3.0 non cambieranno. Tante braccia serviranno ancora per la guerra.

Il videogioco
Il videogioco distingue noi dalle generazione che ci ha seguito. Quelli più o meno della mia età sono passati da Pong a giochi più sofisticati. Ma queste simulazioni, nelle nuove generazioni, hanno un ruolo preponderante. Rispetto al passato, il videogioco sviluppa, oltre ai riflessi, le facoltà motorie e intellettive, quanto e più della vita normale, dato che ormai il videogioco si gioca in Rete e diventa MMORPG . Secondo Ito si è arrivati ancora oltre: Il videogioco diviene veicolo di valori , sicuramente quelli della community, della partecipazione in generale. La domandona è: verso che cosa?

Il tempo
I nuovi apparati tecnologici ci portano ad una modalità di fruizione always on, sempre connessi, e con caratteristiche di persistenza. Stare in Rete diverrà come respirare. La nostra concezione del tempo, quella occidentale, quella scandita dai tempi del lavoro e del riposo, nasce nel medioevo con i monasteri. Questo ha portato a una separazione dal pensiero orientale. Si sta per arrivare a una riunificazione. Dal tempo monocronico si torna, in tutto il mondo, al tempo policronico. Quello che conta non è cioè il momento nel quale compi una certa azione, ma il contesto. Non è più necessario comunicare al nostro prossimo: “Ci vediamo alle dieci”. Con le nuove tecnologie, attraverso le quali saremo tutti connessi, ci si dirà: “Io sto andando là”, e la porzione della community interessata si incontrerà rendendo l’orologio un orpello inutile. Sta già succedendo anche a noi, basti pensare al concetto di Twitter come sincronizzatore di community.

Ci sarebbero tante altre cose da dire ma mi fermo qui. Aspetto i vostri commenti e vi indico qualche link di approfondimento.

@ Coldplay e Nine Inch Nails gratuiti su Internet
@ In Cina videogame patriottici contro la perdita dei valori
@ Monocronico e policronico
@ Il blog di Joi Ito

Social Network: i valori della community, le incognite della Rete

Un momento della conferenza

Un momento della conferenza

Riportando una frase di Elena/Velas, compagna di avventure nella blogosfera e SL,  La unAcademy riapre la stagione 2008/2009 con il botto 🙂
Alla Conference Hall dell’Accademia non Convenzionale della Cultura Digitale, su Second Life, ieri è stata proprio una bella serata. Di fronte a un folto pubblico (secondo gli standard del metaverso) il Presidente dell’Autorità Garante della Privacy, Francesco Pizzetti,  per due ore si è messo a disposizione degli avatar ed ha portato la visione personale e dell’Autorità che presiede sul binomio social network/privacy.
I rischi connessi all’utilizzo dei social network sono significativi, non solo per i cosiddetti nativi digitali ma anche per le vecchie volpi della Rete in grado di porre in atto tutta una serie di cautele.
Ho già parlato in questo blog dei casi Stacy Snyder e Caitlin Davis; secondo la Risoluzione sulla Tutela della privacy, un terzo dei responsabili del personale nelle aziende fa ricerche sulla Rete per verificare il profilo dei candidati. E per vedere quale sia la nostra presenza sulla Rete basta cliccare su siti come questo e il gioco è fatto. Anche lo pseudonimo a volte è un mantello troppo corto per mettersi al riparo da occhi indiscreti.

Il pericolo è dietro l’angolo anche per i più attenti. Vi racconto una storia personale. Qualche tempo fa su Facebook ho ritrovato una foto mia e del soggiorno di casa mia. Banalmente era una foto scattata da un compagno di studi e della quale mi ero completamente dimenticato. Certamente non c’è nessun danno in questo ma credetemi, per un attimo, mi sono sentito violato nella mia individualità, un po’ come, non so se lo avete mai provato, entraste in casa vostra e la trovaste svaligiata.
Insomma, essere taggati, tracciati, profilati è una eventualità tutt’altro che remota anche per gli esperti della Rete.

Ebbene, quali sono i rimedi a tutto questo?

La discussione con il Presidente Pizzetti si è subito focalizzata su quale sia il ruolo delle Autorità italiane ed estere. Alcuni interventi si sono concentrati sull’attività sanzionatoria di questi organismi, di fatto poco efficaci. Secondo il Presidente (beh, anche secondo il sottoscritto) questo aspetto non è rilevante… Nel mondo vi sono normative completamente diverse in tema di privacy, in molti paesi addiritura nessuna.
La strada è allora quella del coordinamento. Il lavoro in tal senso è buono visto che a Strasburgo ben 78 autorità si sono incontrate ad ottobre per creare un terreno comune. La via maestra è quella delle cosiddette raccomandazioni, della diffusione di buone pratiche, del coinvolgimento di utenti e amministratori di sistema: i primi, per aumentare il proprio grado di consapevolezza, i secondi nell’applicare processi di autoregolamentazione, di qualità nella gestione della riservatezza.
Nel mio piccolo, la mia proposta fatta al Presidente è stata quella di arrivare al cuore della società, promuovendo corsi di tutela della privacy personale nelle scuole, o facendo comunicazione attraverso i media tradizionali. Giusto per fare un esempio, Facebook ha superato una massa critica tale per la quale è necessario un intervento presso il grande pubblico.

Cosa porto a casa dalla conferenza di ieri sera? La mia opinione è noi utenti “vecchi”, non nativi digitali e con un po’ di esperienza di reti, di Internet, consci della transizione che stiamo vivendo (perchè conosciamo il valore della parola “privacy” sia prima che dopo l’introduzione di reti telematiche a larga diffusione), dobbiamo attivarci in quella che è una azione dal basso. Abbiamo il dovere, per quanto è in nostro potere, di fare formazione/informazione perchè siamo il cuscinetto tra una generazione (anche politica) che non comprende neanche il fenomeno ed un’altra che vive la Rete come esperienza quotidiana e preponderante di studio e di relazione.
Da questo punto di vista un sessantenne, ordinario di Diritto Costituzionale, utilizzatore di Internet come il prof. Pizzetti è un’ottima risorsa. Spero quindi che il livello degli interventi abbia convinto il Presidente che in Rete ci sono interlocutori affidabili e competenti per discutere di alcuni problemi (sembra di sì, visto che il Professore si è reso disponibile, sempre su SL, ad un incontro specifico).

Ringrazio lo staff Unacademy, tra cui Joannes Bedrosian,  per avermi dato questa possibiltà e, come da tradizione, chiudo il post con qualche link di approfondimento.

@ Il video della conferenza riportato da Brain2Brain
@ Il Pizzetti-pensiero in un vecchio articolo di Repubblica

Dal sito dell’Autorità Garante delle Privacy due documenti sintetici:
@ Garanti privacy mondiali su Social network: raccomandazioni a utenti e fornitori di servizi
@ Risoluzione sull’urgenza di addivenire ad una proposta congiunta finalizzata alla definizione di standard internazionali in materia di privacy

Corso Joomla! su Second Life: quarta ed ultima lezione

Alla fine la nave è giunta in porto ed è con una punta di malinconia che ripropongo le slides della quarta ed ultima lezione del Corso Joomla! per principianti, tenutasi ieri 12 Novembre 2008 nella land di Post Utopia.

L’esperienza si è rivelata molto interessante ed ha avuto un discreto successo. Sia Cirdan Maruti che Basarab Negulesco desiderano ringraziare Zygmunt Ballinger e Velas Lunansea, che li hanno supportati durante tutto il corso; e naturalmente tutti i partecipanti, che hanno avuto la pazienza di seguirci.
Oltre a darvi la possibilità di visionare le slides dell’ultima lezione, questo spazio vuole essere un piccolo forum, per confrontare le opinioni dei partecipanti e dare suggerimenti per i prossimi corsi. Vi aspettiamo!


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