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Layout XML per la UI Android: primi passi

Per la costruzione della nostra prima, semplicissima, applicazione Android, ci siamo affidati a Java, linguaggio potente ma al tempo stesso complicato specie per chi non ha esperienze di programmazione (e di debugging).
Fortunatamente Android consente un’altra modalità di costruzione delle  interfacce utente (UI), basate su file XML. Scopo di questo articolo è appunto quello di ottenere lo stesso risultato del tutorial precedente utilizzando un layout XML.
Torniamo per un attimo all’applicazione dell’articolo precedente. Eclipse, o meglio un suo plugin, durante l’elaborazione ha creato automaticamente un file di layout denominato main.xml. Siccome la nostra prima applicazione ha utilizzato codice java, quel file è stato ignorato.
Ecco come eseguire le opportune modifiche alla nostra prima applicazione. Andiamo nell’Eclipse Package Explorer, poi nella cartella /res/layout/ e apriamo il file main.xml.
Per vederne la struttura, clicchiamo sulla scheda main.xml posizionato in fondo alla finestra di lavoro. Sostituiamo il contenuto col seguente codice e salviamo

<?xml version=”1.0″ encoding=”utf-8″?>
 <TextView   xmlns:android=”http://schemas.android.com/apk/res/android
     android:layout_width=”fill_parent”
     android:layout_height=”fill_parent”
     android:text=”@string/hello”
  />

Adesso andiamo dentro la cartella res/values/ e apriamo il file strings.xml. Qui inseriremo tutte le stringhe di testo necessarie alla nostra U(ser) I(nterface).  Nell’articolo precedente abbiamo cominciato con la visualizzazione dei testi identificati dalle variabili hello and app_name. Potremmo ad esempio apportare le seguenti modifiche:

<?xml version=”1.0″ encoding=”utf-8″?>
 <resources>
  <string name=”hello”>Questo testo è contenuto nel file strings.xml</string>
  <string name=”app_name”>Viva Android, specie se uso XML</string>
</resources>

Adesso apriamo la classe java che abbiamo creato per il primo esercizio e “diciamole” di utilizzare il layout xml appena definito:

package com.example.helloandroid;
  import android.app.Activity;
  import android.os.Bundle;
  public class HelloAndroid extends Activity
     {   
         @Override    public void onCreate(Bundle  
          savedInstanceState)  
                                                     super.onCreate(savedInstanceState);     
                                                     setContentView(R.layout.main);   
                                                  }
      } 

Invece di passare a setContentView() un oggetto View , gli abbiamo dato il riferimento al layout XML. Tale risorsa è identificata da R.layout.main, un oggetto compilato che rappresenta il layout definito in /res/layout/main.xml. Al di là delle stringhe visualizzate, il risultato è lo stesso della prima applicazione.

Tornando al file main.xml, diamo un’occhiata agli attributi (quattro) dell’elemento TextView

xmlns:android
Dichiarazione di namespace, che associa al prefisso android lo spazio dei nomi definito all’indirizzo http://schemas.android.com/apk/res/android.

android:layout_width
definisce quanto dello schermo disponibile deve essere riservato alla View.

android:layout_height
identico a android:layout_width, solo che si riferisce all’altezza dello schermo disponibile.

android:text
Definisce il testo che TextView deve visualizzare. Nell’esempio, le stringhe non sono inserite direttamente ma vengono “pescate” dal file string.xml. E’ una buona pratica perchè, in caso di modifica dei testi da visualizzare, modificheremo quest’ultimo file anzichè modificare il file di layout.

Linkografia
1) Per la realizzazione di questo piccolo post si è attinto largamente alla documentazione ufficiale di Android relativa alle UI.
2) Per la spiegazione concettuale di cosa sia un namespace si può attingere al lemma su Wikipedia , a questa risorsa di html.it o all’ottimo documento del Prof. Fabio Vitali dell’Università di Bologna.

Installazione AVD e prima applicazione Android

In questo articolo cominceremo a familiarizzare con l’emulatore Android e scriveremo la nostra prima semplicissima applicazione.

Prima di lanciare l’emulatore, è necessario prima creare una AVD (Android Virtual Machine). Che cos’è una AVD? E’ un insieme di specifiche che ci permette di emulare un dispositivo Android anzichè un altro, diverso per configurazione hardware (la tastiera, la memoria, la presenza di una fotocamera, ecc.), la forma (skin) del dispositivo, ed altro ancora. Naturalmente possiamo creare tutti gli AVD che desideriamo, uno per ogni dispositivo da “mimare”.

Per creare un AVD usiamo uno dei tools forniti da Android SDK.

Apriamo un prompt di sistema, ed eseguiamo la riga di comando:

android create avd --target 2 --name ilmioprimoavd
Alla domanda “Do you wish to create a custom hardware profile?” premete Invio per rispondere di no.

Questo è tutto. Abbiamo il nostro AVD denominato ilmioprimoavd. Adesso siamo pronti per creare un nuovo progetto Android.

Apriamo Eclipse, selezionamo File > New > Project.
Selezioniamo “Android Project” e clicchiamo su Next.
Inseriamo i dettagli del progetto come nella figura seguente:

Nella sezione che segue qualche nota sul significato dei diversi campi. Per adesso potete anche prendere tutto per buono, saltare la parte che segue e andare avanti

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Project Name: il nome della directory che conterrà i file del progetto.
Application Name: il nome dell’applicazione che apparirà sul nostro dispositivo Android.
Package Name: il significato sarà certamente chiaro a chi ha familiarità con i packages del linguaggio Java. Per semplificare,  si tratta di un namespace, di un “contenitore” dove è contenuto tutto il codice. Il nome del package deve essere univoco tra tutti i packages installati sul sistema Android; per questa ragione è molto importante usare una codifica standard del tipo domain-style. L’esempio proposto utilizza il namespace “com.tutorial“, dedicato appunto al codice che scriveremo durante i nostri tutorial. Quando saremo in grado di scrivere le nostre applicazioni, sarà opportuno utilizzare namespace appropriati (es. euripide.gps.vicinoame dove  lo sviluppatore di nome Euripide  includerà tutte le versioni dell’applicazione “Vicinoame” che sfrutta il rilevatore GPS di Android).
Create Activity: campo opzionale che identificherà la sottoclasse Activity. Per ora vi basti sapere questo.
Min SDK Version: specifica il livello minimo della versione API richiesta dalla nostra applicazione e ne definisce la compatibilità col nostro dispositivo. Se l’applicazione richiede un API Level superiore a quello supportato dal dispositivo, l’applicazione non sarà installata. La compatibilità verso il basso sarò invece assicurata.

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Cliccate su Finish. Il progetto è pronto ed è visibile nel Package Explorer sulla sinistra (vedi figura).

Aprite il file VivaAndroid.java, presente in src>com.tutorials.prima_applicazione.  Questo il codice creato:

package com.tutorials.prima_applicazione;
 import android.app.Activity;
 import android.os.Bundle;
 public class VivaAndroid extends Activity
  {
   /** Called when the activity is first created. */
   @Override
   public void onCreate(Bundle savedInstanceState)

    {
     super.onCreate(savedInstanceState);
     setContentView(R.layout.main);
    }
  }

Per il momento non ci preoccupiamo del significato delle istruzioni, che comunque potete cercare nell’apposita sezione reference della guida per sviluppatori Android. Limitiamoci a lavorate sul codice proposto apportando le seguenti modifiche:

package com.tutorials.prima_applicazione;
 import android.app.Activity;
 import android.os.Bundle;
 import android.widget.TextView;
 public class VivaAndroid extends Activity
 {
  /** Called when the activity is first created. */
  @Override
  public void onCreate(Bundle savedInstanceState)

   {
    super.onCreate(savedInstanceState);
    TextView tv = new TextView(this);
    tv.setText("Questa è la mia prima applicazione   
               Android!!!");
    setContentView(tv);
   }
}

Non vi resta che andare nel menu Run e selezionare “Android application“. Eclipse compilerà il file java e lo passerà all’emulatore per il risultato:

Links utili
@ Hello World (dalla guida ufficiale per sviluppatori Android)
@ Descrizione della classe TextView e del metodo setText (dalla guida ufficiale per sviluppatori)
@ Un breve tutorial video (inglese) che riprende i contenuti di questo post (nel video l’AVD non viene creato a riga di comando ma direttamente su Eclipse)

Applicazioni per Android: predisporre e configurare l’ambiente di sviluppo

 Android è il sistema operativo per dispositivi mobili più citato del momento. Per chi desidera cimentarsi con lo sviluppo di applicazioni, ecco il primo di alcuni tutorials.

Le istruzioni che seguono riguardano l’installazione di ambiente e tools Android SDK (Android Software Development Kit) su S.O. Windows.
La prima cosa da fare è naturalmente quella di scaricare il pacchetto SDK, che potete trovare qui. Una volta scompattato il file, troverete i files nella cartella 

android-sdk-windows

Per comodità, può essere rinominata in ‘android‘ e collocata nella root

c:\android

Per cominciare, cliccare su Setup. L’applicazione tenterà di collegarsi ad Internet per scaricare il resto dei files.

Può capitare che subito venga visualizzato l’errore

Failed to fetch URL https://dl-ssl.google.com/android/repository/repository.xml

In questo caso cliccate su “Settings” (menu a sinistra) e mettete il segno di spunta su:

Force https://… sources to be fetched using http://…

Fatto ciò, tornate su “Available Packages” e premete nuovamente il tasto  “Refresh”.

Tutti gli strumenti di sviluppo (debugger, emulatore Android, ecc.) sono contenuti all’interno della cartella

c:\android\tools

E’ opportuno, sotto windows, impostare il percorso tra le variabil di ambiente, in modo da poter lanciare i vari tools da riga di comando senza ogni volta scrivere l’intero percorso.

Per far ciò, basta cliccare col tasto destro su Risorse del Computer (su Windows XP) o Computer (su Vista), Proprietà, Avanzate, Variabili di Ambiente, cliccare due volte su Path e aggiungere c:\android\tools dopo averlo fatto precedere da “;“.

Il passo successivo è installare Eclipse, l’ambiente di sviluppo con l’Android Development Tools (ADT) Plugin. Il pacchetto da scaricare lo potete trovare qui

Il pacchetto da scaricare è  Eclipse IDE for Java Developers (92 MB).
Una volta installato il software, è necessario fare il download dell’ADT plugin ed installarlo nell’ambiente Eclipse.

Questi i passi da seguire:

  1. Lanciate Eclipse.  Vi sarà chiesto il nome del workspace dove salvare le nostre applicazioni: c:\android\eclipseworkspace e selezionare Help, poi Install New Software
  2. Cliccare su Add
  3. Inserire un nome nel campo “Name“. Nel campo “Location” inserire  https://dl-ssl.google.com/android/eclipse/
  4. Cliccare su OK
  5. Tornando nella sezione “Available Software View“, dovreste ora vedere “Developer Tools“. Spuntare la checkbox (vedrete le voci Android DDMS e Android Development Tools). Cliccate su Next.
    Le due voci appariranno anche nella sezione “Install Details“. Cliccate su Next per accettare i termini della licenza, poi cliccate su Finish. Al messaggio di Warning (“You are installing software that contains unsigned content. The authenticity or validity of this software cannot be established. Do you want to continue with the installation?“) non vi preoccupate e date l’OK.

Adesso è necessario installare l’ADT plugin:

  1. Riavviate Eclipse, Verificate che il workspace sia quello inserito al passo 2 del paragrafo precedente.
  2. Selezionate Window, Preferences
  3. Selezionate Android dal pannello a sinistra
  4. Cliccate su Browse e andate nella directory dove si trova SDK (C:\android)
  5. Cliccate Apply, poi OK

L’ambiente di sviluppo a questo punto è pronto e configurato, vedremo in seguito come creare la nostra prima semplice applicazione. Buon lavoro!

Introduzione alle Google Maps API V3

Con questo articolo vorrei cominciare a introdurre la nuova versione (V3) delle API di Google Maps. Nexus One è alle porte, i dispositivi basati su sistema Android si moltiplicano. La versione V3 di queste API è stata appositamente progettata per funzionare perfettamente anche sui dispositivi mobili, iPhone compreso. A differenza delle “vecchie” API, non è necessario richiedere una API Key per ogni applicazione. Tutte le funzionalità sono contenute in un file javascript che viene caricato all’avvio dell’applicazione assicurando la velocità dell’esecuzione.
Il primo codice che vi propongo è davvero molto semplice e ci permetterà di visualizzare una mappa centrata in un punto ben preciso:

<html>
<head>
<meta name="viewport" content="initial-scale=1.0, user-scalable=no" />
<script type="text/javascript"
  src="http://maps.google.com/maps/api/js?sensor=false"></script>
//Il parametro sensor (true/false) indica se l'applicazione usa
//un sensore per determinare la posizione dell'utente

<script type="text/javascript">
function initialize() {
    var latlng = new google.maps.LatLng(44.112909 , 9.835415); //centra la mappa in un punto preciso
    var myOptions = {
      zoom: 11,
      center: latlng,
      mapTypeId: google.maps.MapTypeId.HYBRID  //imposta la mappa come ibrida.
    };
    var map = new google.maps.Map(document.getElementById("map_canvas"), myOptions);
  }

  <div id="map_canvas" style="width:60%;height:87%;"></div>
</body>
</html>

Il risultato finale lo potrete trovare qui.

Links utili

@ Google Maps API V3 Basics

@ Map V3 Tutorial


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