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Trasformare l’argento in oro (part two)

Riapro il thread di qualche giorno fa grazie ai commenti di Mauro e carlodaniele che hanno avuto la pazienza di leggere il mio post.
Nel mio intervento non avevo fatto alcun cenno su come il penoso stato delle infrastrutture telematiche italiane incide sulla diffusione di Internet tra la popolazione nostrana.

Come giustamente scriveva carlodaniele la questione è MOLTO complessa.

La mia formazione è di tipo economico, e già nel 1997 con la mia tesi, in modo molto modesto beninteso, avevo provato a tratteggiare uno scenario per il marketing telematico focalizzando la mia attenzione principalmente sui costi.

Carlodaniele, esperto di comunicazione e di Web 2.0, più attento alla componente sociologica, stigmatizza invece il ritardo culturale dovuto alla maggiore pervasività della televisione in Italia.

Il fatto è che sulla questione si può dire tutto e il contrario di tutto.

Gli USA, in quanto a pervasività del mezzo televisivo, non mi sembrano secondi a nessuno, eppure la diffusione di Internet è molto capillare.
Per quanto riguarda l’Italia, c’è uno studio che sembra avere solide basi scientifiche e secondo cui Internet addirittura batterebbe la televisione, soprattutto, però, fra le giovani generazioni.

D’altra parte, il modello di esclusione degli “over” dalla telematica per questioni prettamente monetarie non si sposa con la capacità di spesa dei baby-boomer che citavo nel mio post. Gli “over” (e dunque anche Mauro, beato lui 🙂 ) sono benestanti rispetto agli “under” (come me), perchè allora almeno in Italia non frequentano la Rete?

Volendo salvare capra e cavoli provo allora a introdurre molto grossolanamente il concetto economico di “utilità marginale dell’informazione”.

Se il costo economico (la bolletta) per collegarsi a Internet è alto, l’utilità che posso ottenere passando del tempo sulla Rete è bassa. Se il costo di collegamento è basso, posso anche passarci più tempo per vedere se trovo qualcosa che mi interessa e quindi l’utilità che ricevo navigando su Internet è più alta.

Se il costo rappresentato dallo “sforzo” culturale per collegarmi è alto, se solo per capire come funziona un blog, un wiki, un’asta on-line, devo “sudare”, allora l’utilità nell’utilizzo di Internet è bassa e non ci torno più.

Se Internet è davvero user-friendly, se è facile usarlo anche per chi non sa l’inglese, per chi non riesce a leggere i caratteri piccoli, se il linguaggio utilizzato non è di nicchia (niente slang ma il caro vecchio italiano)  ma soprattutto se chi accede possiede un minimo di dimestichezza nell’uso del PC, allora utilità nel navigare su Internet è più alta.

Possiamo rappresentare l’utilità totale dell’uso di Internet come la somma dei fattori culturali (FC) e i fattori infrastrutturali (FI), ciascuno moltiplicato per un opportuno peso x o y.

UT = xFC + yFI

Si tratta allora di dare un peso alle due componenti, e qui possiamo confrontarci quanto volete. Una sola cosa è sicura: qualunque politica che voglia favorire l’alfabetizzazione telematica deve tenere conto di entrambi i fattori.

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