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Facebook e tradimenti: case-study di viral marketing e cattiva informazione

tradimento su FacebookNon so se avete seguito la vicenda, apparsa su molti quotidiani, del presunto tradimento di Valeria da parte di Antonio, scoperto attraverso Facebook.
Tutto nasce dall’affissione selvaggia a Roma, da parte della presunta promessa sposa,  di decine di copie di una foto (scaricata da Facebook) che ritrae il fidanzato, a due settimane dal matrimonio, in atteggiamenti poco “ortodossi” con una signora dalla generosa scollatura…

La storia si è ben presto rivelata un manovra orchestrata ad arte per la promozione del film Feisbum del regista Dino Giarrusso.
Lasciandovi ai link in fondo al post per la storia completa, volevo solo condividere con voi un paio di considerazioni:

Prima considerazione
A mio avviso PERFETTA la strategia di viral marketing, un bellissimo case-study italiano da apprezzare e analizzare per la sua capacità di  amalgamare gli ingredienti giusti per il successo:

a) Il piu’ chiacchierato social network del momento
b) La solita storia di corna che accende interessi e fantasie di noi italiani
c) L’estrema verosimiglianza con altre storie di tradimento e vendette portate nelle strade con volantini artigianali
d) La cross-medialità: i volantini per la città, Facebook, Youtube (la “vendetta” della fidanzata) e i quotidiani appunto tirati per la giacca.

Il cocktail è esplosivo e molti giornali cadono nella rete (e nella Rete) anche se, a onor del vero, diversi subodorano la bufala. Insomma, complimenti a chi ideato tutto questo: con pochi mezzi si è riusciti ad ottenere risultati incredibili se confrontati, ad esempio, con la campagna viral per il film Watchmen (e parliamo di ben altri budget).

Secconda considerazione
Come già detto, in molti hanno sospettato della falsità della notizia. Tuttavia, non mi pare una bella figura per i media tradizionali, che forgiano e spostano opinioni di grandi quantità di persone, confondere ancora una “bufala” con strumenti di comunicazione non convenzionale che oramai dovrebbero essere noti a chi fa informazione. Per i giornalisti che ancora non l’hanno capito, dunque, cominciate DA QUI.  Anche per evitare, e scusate la polemica, che additare i social networks come vasi di Pandora hi-tech per vendere qualche copia in più possa indurre a proporre progetti di legge quantomeno DISCUTIBILI.

 Linkografia
@ Scopre su Facebook che lui la tradisce. E si vendica coi manifesti 
@ Valeria non perdona su Facebook
@ Tradita mette alla gogna promesso sposo, ma forse è una burla
@ Viral marketing: Facebbok, tradimenti e matrimoni annullati
@ Valeria non perdona Antonio, vendetta per colpa di Facebook

L’Alchimista

Interessante questo articolo di Elisabetta Rosaspina su Corriere.it secondo cui lo scrittore Paulo Coelho ormai da anni cerca su Internet i siti che diffondono illegalmente le versioni elettroniche dei suoi testi per… citarli nel suo sito ufficiale e favorire la diffusione di queste copie pirata!
Quella che a prima vista sembra una Tafazzi-based strategy, in realtà dà ottimi frutti tanto che Coelho non fa altro che aumentare le vendite dei suoi libri.
Passando ad un altro bene oggetto di copyright, sono sempre stato convinto che, se Windows e Office siano tuttora i software più diffusi sulla Terra, ciò sia dovuto al fatto che siano stati anche i più copiati. Se fin da ragazzo mi abituo all’utilizzo di uno strumento e se ciò vale per una pletora di utenti, è ovvio che anche sul mondo del lavoro si tenda ad acquistare software che i dipendenti possano utilizzare velocemente con costi di formazione bassi o addirittura nulli. Lo stesso dicasi se il nostro pirata adolescente/studente decide, da “grande”, di mettersi in proprio (ovviamente non in nero, ma questo è un altro discorso).
Il libro certamente ha elementi “emozionali” (il contatto con la carta, la presenza sulla propria libreria, la possibilità di sottolineare e prendere appunti) che lo differenziano notevolmente da un software ma anche, in maniera forse inferiore, da un CD musicale. Di sicuro, leggere un mazzo di fogli della stampante o stropicciarsi gli occhi davanti a un palmare non sono una bella esperienza, soprattutto per romanzi e letteratura in genere (forse per la manualistica il discorso può essere diverso).
Difficile quindi estendere il concetto ai beni in generale. Tuttavia, tornando all’articolo una cosa è certa: si tratta di un case-study dove il paradigma 2.0 funziona perfettamente. La diffusione dei testi di Coelho, anche in maniera illegale, la presenza di una piattaforma (l’autore stesso) che amplifica la viralità dei contenuti, crea un gioco cooperativo a somma diversa da zero. Ci guadagnano gli Internauti, i lettori e, soprattutto, lo scrittore.
Coelho mischia sapientemente alcuni ingredienti (le parole blog, youtube, myspace, facebook, flickr che fanno bella mostra di sè in testa al sito) distillando un elisir di popolarità e guadagno: riprendendo un suo famoso romanzo, è un vero alchimista.


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